La Mostra, il Wuf e le curiosità da ricordare…

Cosa ricorderemo della VI edizione del Wuf di Napoli? Innanzitutto il caratteristico stand del Bahrain, molto apprezzato dai visitatori, il più “rilassante” dei 130 presenti alla Mostra. Ampio, tipico e dotato di morbidi cuscini presi d’assalto da visitatori e delegati in cerca di un po’ di relax. Gli espositori del Paese arabo hanno offerto circa 700-800 tè al giorno… Un successone. E come non ricordare il “muro” di carta, da colorare e firmare, dov’erano presenti vari disegni sulle “cities” del mondo realizzati dai bambini del Bahrain. Lo stand tedesco è stato il più “operativo”, con continui incontri e convegni, quello giapponese il più colorato e artistico con il laboratorio di origami e i caratteristici tanzaku (desideri o preghiere scritti su apposita carta tradizionale giapponese) attaccati ai rami di un albero di bambù tipico della festa giapponese di Tanabata. Imponenti e caratteristici erano gli stand del Marocco, dell’Angola e della città di Teheran.

Il più “emozionante” è stato quello della Palestina con la gigantografia della città di Gerusalemme e del “muro” costruito in Cisgiordania (che gli arabi chiamano jidār al-faṣl al-ʿunṣūrī, letteralmente: muro di separazione razziale), dove gli espositori hanno distribuito circa 5mila sciarpe raffiguranti da un lato la kefiah bianca e nera (simbolo palestinese) e dall’altro i colori (nero, bianco e verde con un triangolo rosso) della bandiera palestinese. Del Wuf rimarrà anche la capanna di cartone, realizzata all’interno di uno dei padiglioni, che ricordava gli slum fatti in legno e presenti in oltre 30 metropoli del mondo (secondo il rapporto The Challenge of Slums, pubblicato da UN-HABITAT, quasi un miliardo di persone nel mondo vive attualmente negli slum, un numero che potrebbe raddoppiare nei prossimi trenta anni); la piramide di taniche con alcune colonne fatte con bacinelle bianche e blu a ricordarci che sono circa 800 milioni le persone che nel mondo vivono ancora senza acqua potabile (secondo i dati Aquafed sarebbero tra 3 e 4 miliardi); una piscina di cartone piena di rifiuti e acqua putrida per ribadire ai visitatori la necessità di invertire la rotta e di puntare su una vera sostenibilità ambientale; le rotatorie colorate. realizzate con pneumatici giganti. a dimostrazione che si possono recuperare i materiali in disuso per donargli una nuova “vita” e ridurre i costi di smaltimento; la innovativa funivia della Doppelmayr… le mini-auto elettriche della Renault. m.v.

 

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